Associazione Di Meo Vini ad Arte
  • Siviglia

Camminando per Siviglia

Cari amici,
la Siviglia che amo per me è la città con il passato più glorioso dell'antica Hispania, che nel momento del suo massimo splendore uguagliava le più importanti capitali del mondo e che adesso è la più aristocratica di tutte le città di Spagna, e una delle più aperte alla diversità.
Fare una passeggiata per le strade di Siviglia è un processo mentale di grande estrospezione, alla ricerca degli itinerari più adeguati alle emozioni che proviamo in quel momento.
Io comincerei da una lunga passeggiata nel Parco di Maria Luisa. C'è un bel caffè nella Plaza de las Palomas, la piazza delle colombe, che una volta erano solo bianche e a cui si dava da mangiare piselli venduti da signore in grembiuli o da giardinieri in pensione. Farei un giro in questa piazza intorno alla quale ci sono diversi musei. L'Archeologico, con la statua di Traiano, figlio d'Italica, nudo e vittorioso, quella di Adriano, il suo figlio adottivo, e il Tesoro del Carambolo in oro massiccio è il più straordinario di questi musei, ma, purtroppo, al momento è chiuso.
Alle spalle, le rotonde di Forestier, creatore di questo meraviglioso bosco incantato. È un'emozione vedere la Glorieta, il monumento dedicato a Bécquer, lo scrittore più rappresentativo del romanticismo spagnolo, e dopo farsi un giro nella maestosa Plaza de España, scenario della recente sfilata di Dior.
Sedendosi con gli studenti a bere una manzanilla e ricordando Carmen davanti alla Fabbrica dei Tabacchi, che oggi è l'Università, non devono mancare le olive con il nocciolo di Aljarafe e lo jamón puro Ibérico de Bellota.
La passeggiata può continuare fino alla Pasarela ammirando il Palazzo di San Telmo e il Casinò, godendosi i Giardini di Murillo e quelli di Catalina de Ribera, il monumento a Cristoforo Colombo, fino ad entrare dalla Plaza de Alfaro alla Plaza de Santa Cruz e al Callejón del Agua, che sbuca su la Calle della Vida. Più avanti si trova la Plaza de Doña Elvira. Ma torniamo indietro e andiamo per il Callejón de la Juderia, dove abitavano gli ebrei, per finire nel Patio de Banderas, il Cortile delle Bandiere. A sinistra c'è l'uscita dell'Alcazar e davanti, l'immagine più bella della città, la Giralda, l'Archivo de Indias e la Cattedrale. Siamo arrivati nella nostra Plaza San Marcos, in cui bisogna vedere tutto. L'Alcázar è il Palazzo Reale più antico ancora in uso, con vestigia di tutte le epoche. L'Archivo de Indias contiene tutta la documentazione della storia della scoperta dell'America. La Cattedrale è la più grande e più ricca dopo quella di San Pietro, e contiene tracce di diverse epoche e culture: dai Romani, ai Goti, dagli Arabi ai Cristiani.
Ci si può fermare poi a mangiare piccole tapas nel bar Giralda, antico hamam arabo, oziando a guardare tanta bellezza.
Un altro giorno, se uno ha ancora le forze, si può cominciare da una visita alla Casa de Pilatos, passare poi dalle monache di clausura del Convento di San Leandro e chiedere delle yemas, i famosi dolci di tuorlo d'uovo, che vengono passati attraverso una ruota. Di lì camminare, senza fretta, fino alla Plaza del Salvador, dove la chiesa, già moschea, conserva ancora il cortile per le abluzioni. Lì accanto si trova la famosa Cereria del Salvador dove si vende l'incenso.
Proseguendo ancora un po' si arriva nella Plaza Nueva dove c'è il Comune. Per vedere il tramonto, si passeggia lungo il fiume, passando per la Plaza de Toros, la Maestranza e facendo una preghiera nella chiesa dell'Hospital de la Caridad che custodisce la "Finis Gloriae Mundi" di Valdés Leal e i quadri di Murillo sopravvissuti alle spoliazioni napoleoniche.
Dall'altra parte del fiume, nel quartiere Triana, si possono comprare ceramiche e visitare la Parrocchia di Santa Ana con la pala d'altare di Pedro de Campaña. Nella Calle Betis al tramonto si possono mangiare delle tapas ammirando il panorama.
Un altro giorno, si può dedicare al Museo delle Belle Arti, che è tra le pinacoteche più importanti di Spagna e raccoglie il meglio della pittura sivigliana. Camminando verso la Basilica della Macarena, si passa dalla chiesa del Gran Poder, San Vicente e tante altre chiesette e conventi, come quello di Santa Paula con il suo famoso presepe. Non si possono tralasciare il Palacio de las Dueñas dei duchi de Alba e quello della contessa di Lebrija e la Casa Salinas, così come le chiese di Santa Clara e Santa Catalina e la Capillita de San José.
Nei dintorni di Siviglia sicuramente da vedere è Italica, la città natale di Traiano e Adriano con le sue vestigia romane e il Monastero di San Isidoro del Campo, dove visse il santo, dottore della chiesa.
In direzione di Huelva, Palos e Moguer, è molto bello El Loreto. Dirigendosi verso Madrid, invece, ci sono la bellissima Carmona, con le sue chiese e palazzi e le rovine delle civiltà passate e poi Utrera con le sue chiese, una delle quali custodisce un bellissimo Bernardino Luini, acquistato da un mio antenato governatore di Maastricht per la cappella di famiglia.
Credo che Siviglia meriti di rimanerci sei mesi, un anno o tutta una vita. È questo il mio augurio per voi. Benvenuti!

Manuel de Morales y Fernández de Xódar