Calendari \ Calendario 2016 \ Contributo di Giacomo Augugliaro
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Chi ha detto che non c'è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Taglino la lingua malefica a quel bugiardo! Seguimi lettore e io ti mostrerò un simile amore!
A questo punto, voi lettori e ospiti che vi accingete a giungere a Mosca, vi aspettereste, con sorpresa, che io narri di quell'amore vero, fedele ed eterno; e invece, come da precetto, parlerò di Mosca, lasciando ai curiosi, o ai più romantici, leggere, o rileggere, «Il Maestro e Margherita» di Bulgakov da cui il passo è tratto, e che a Mosca è ambientato.
Perché questo libro è stato ambientato a Mosca? Perché come molti ritengono, un libro del genere, visionario, ironico, romantico e mistico non poteva essere ambientato in nessun'altra città del mondo.
Arrivai la prima volta a Mosca il 9 febbraio del 2009 – ogni straniero che qui vive ricorda la data del proprio primo arrivo – grazie, o a causa, del libro di Bulgakov e di una ragazza che parecchi anni addietro me lo regalò: le donne nelle scelte più pazze della vita di un uomo c'entrano sempre! Il primo contatto con la città fu per me uno shock, e ovviamente non parlo solo del freddo.
Vidi subito uno spazio urbano, infinito e infinibile, destabilizzante e non suscettibile di essere paragonato ad alcuna delle altre capitali occidentali che sino allora avevo visitato. Col tempo ho capito che è la storia della Russia a non essere paragonabile a quella di nessun'altro paese, e che pertanto la sua capitale, non poteva che essere la rappresentazione dinamica di quella storia.
Con il tempo ho pertanto scoperto che non v'è una Mosca soltanto, ve ne sono dieci, forse venti, una per ogni spicchio delle cupole a cipolla che adornano la cattedrale di San Basilio.
V'è la Mosca prerivoluzionaria degli aristocratici palazzi color pastello, che il potere comunista ha convertito all'uso statale destinandoli a sedi degli innumerevoli apparati di cui si componeva la burocrazia sovietica, e oggi burocrazia russa. V'è la Mosca staliniana degli anni 50: quella imperiale del trionfo della seconda guerra mondiale, coi i suoi palazzi imponenti e le sue strade a decine di corsie; infrastrutture e misure degne di quella che doveva diventare la capitale del mondo («Moskva, stolitza mira» dicevano); v'è la Mosca destanilizzata di Kruscev, e delle sue tristi krusciovke, palazzi, diremmo oggi «low-cost» di 4, 5 piani e caratterizzati dalla più grigia uniformità; e così via sino alla Mosca contemporanea, quella simile alle grandi capitali occidentali, con ampi marciapiedi, zone pedonali e parchi. Qui tra un pranzo in un ristorante georgiano (Sakhli, Elardzhi, o Tinatin), una bania (ovviamente Sanduni) o una partita di golf (quando il tempo permette) si consumano mode e persone con la tipica frenesia del capitalismo più spinto.
Mosca oggi permette tutto: andare in palestra a mezzanotte, sedersi al ristorante alle 4 del mattino e verso le 5 magari andare a fare la spesa, o comprare piuttosto i sanitari per il bagno di casa; l'unica cosa che non consente è la banalità.
Mosca non è quella che potrebbe essere definita una bella città. Mosca è intrigante, e col suo destabilizzarti ti affasciana. Mosca ti accoglie, ti succhia, ti spolpa e poi ti getta per poi riaccoglierti: solo cosi posso spiegare la voglia di scappare che ho dopo 3,4 mesi di ininterrotta permanenza e il desiderio di tornare dopo il tempo strettamente necessario a caricare le pile. E cosi torniamo al “Maestro e Margherita” che con uno dei suoi personaggi principali ci definisce la città. Il maestro Woland – a proposito anche lui, come voi, arriva in città per una festa – dopo aver compiuto la sua missione, seduto su uno sgabello osserva Mosca dall'alto di un edificio e rivolgendosi al suo servitore Azazello dice «che interessante città, Mosca, non pensi?», il demone risponde di preferire Roma, alché il suo padrone replica «si, questa è una questione di gusto».
Cari amici, Mosca vi accoglierà aprendo le sue ampie porte ma vi avverto, come sanno bene tanti stranieri che arrivati per brevi periodi si sono trovati a viverci stabilmente e mettere su famiglia, che le porte di uscita sono molto strette...

Vivamente si consiglia: di passare un paio d’ore in banya da Sanduny, e in relazione al tempo a disposizione di fare un tuffo nella Russia autentica e di visitare Suzdal.

Giacomo Augugliaro

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