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Da Napoli a Belgrado

La prima ispirazione nella scelta della sede del nuovo calendario, è derivata dalla lettura del saggio di Milan Kundera "Il sipario”.

In questo libro del 2004, l’autore ceco ricorda che quando, negli anni Settanta, lasciò il suo paese per la Francia, scoprì che per i francesi “il mio paese faceva parte dell’Oriente Europeo” come se la lunga appartenenza della Boemia, alla storia e alla letteratura europea, fosse stata inghiottita nel nulla.

Questo diffuso preconcetto riportava alla mente dello scrittore, le parole con cui nel 1939 il primo ministro inglese Chamberlain, dopo aver abbandonato alle mire di Hitler la Repubblica Ceca, si giustificò: “a far away country of witch we know little”.

Mi sono chiesto ma ci sono ancora paesi di cui si possa dire è “un paese lontano di cui sappiamo poco”, sottintendendo: i cui problemi, la cui evoluzione, la cui eventuale sfortuna, non ci riguarda, e non ci interessa?

Uno mi è venuto subito in mente, anche se non è “far away” per la verità.

Anzi è piuttosto vicino, ma dopo le vicende degli anni 90 (la fine della Jugoslavia, le guerre, i bombardamenti della Nato), della Serbia e di Belgrado in particolare, sede del nostro prossimo incontro annuale, ci siamo dimenticati e disinteressati.

Vero crocevia tra Oriente e Occidente, punto di confluenza del mondo latino e del mondo bizantino, area dello scisma cristiano tra cattolici e ortodossi, frontiera tra Occidente e Islam, antico insediamento degli slavi meridionali, questo paese è stato capace di opporsi al fascismo, poi di inventare un comunismo orgogliosamente indipendente da Mosca, e perfino di essere guida dei paesi non allineati, prima di precipitare nella guerra e nella perdita dell’unità nazionale a fine secolo.


Per quanto diverse Napoli e Belgrado sono entrambe in un certo senso luoghi di confine, invase da molti popoli, vissute sotto diversi regni e domini, ma capaci di conservare la propria identità, e di resistere, e perfino di cacciare da sole, gli invasori: vedi le quattro giornate di Napoli, e la lotta di liberazione dai nazisti degli slavi del sud.


La fondamentale differenza tra le due città è forse il diverso rapporto con la propria memoria.


Quello dei napoletani è leggero e tendente alla rimozione magari venata di nostalgia, con l’evocazione di “un’armonia” perduta per sempre, come in La Capria, ma con lo sguardo ben fisso sul presente e le sue occasioni.


All’opposto gli abitanti di Belgrado, e della Serbia, coltivano il culto delle memorie del passato, senza riuscire a staccarsene mai del tutto, che siano i conflitti contro i Turchi, o la Seconda Guerra Mondiale, il passato riemerge sempre dal sottosuolo, come nel bellissimo film di Kusturica (Underground), e viene rievocato nei musei nelle chiese e nelle rocche della città.

Non è un caso che il più famoso scrittore jugoslavo, Ivo Andric citi questa frase di Leonardo “da Oriente a Occidente in ogni punto è divisione”, ad essere divisa ieri come oggi è la memoria, che non trova facili riconciliazioni.

Il viaggio che vi propongo quindi è anche un viaggio nella memoria dell’Europa, nelle sue divisioni e nelle sue sconfitte, per andare a vedere con i nostri occhi cosa è rimasto uguale, e cosa è cambiato in quella città, così fedele alla propria Storia e alla propria memoria, così diversa dalla nostra tendenza a trasformare il passato in qualcosa di innocuo, a cui al massimo dedicare un museo, o un film in costume,

Conoscere realtà così vicine ma così lontane, sia pure per quel poco che è possibile in un breve soggiorno, aiuta secondo me a ridurre le divisioni e le incomprensioni tra popoli e culture diverse, che è una delle finalità che la mia associazione intende perseguire, proponendo stavolta una sede insolita e lontana dai tour più battuti, ma senza rinunciare alla festa finale che sarà divertente e coinvolgente, e con qualche sorpresa, come ogni anno.


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